Adesso passiamo all’edificazione dell’ordine socialista. La rivoluzione del 6 e 7 novembre ha aperto l’era della rivoluzione sociale…il movimento operaio, in nome della pace e del socialismo, vincerà e compirà la sua missione
(Lenin)

Allo Smolni, il 7 novembre 1917, Lenin annuncia la vittoria della rivoluzione sovietica

“Durante tutto il pomeriggio Lenin e Trotzki avevano dovuto combattere le tendenze al compromesso. Una notevole parte dei bolscevichi era del parere di fare le concessioni necessarie per costituire un governo di coalizione socialista. ‘Noi non potremo resistere – gridavano – Sono troppi i nostri nemici; non abbiamo gli uomini necessari; saremo isolati e crollerà tutto.’
Così parlavano Kamenev, Riazanov ed altri. Ma Lenin, con Trotzky al fianco, restava fermo come una roccia.
‘Che coloro che vogliono il compromesso accettino il nostro programma e li accoglieremo tra noi. Non cederemo di un pollice. Se vi sono qui compagni che non hanno il coraggio e la volontà di osare quello ce noi osiamo, se ne vadano a raggiungere i poltroni e i conciliatori. Con l’appoggio degli operai e dei soldati noi andremo avanti’. (…).
Erano esattamente le otto e quaranta quando una tempesta di applausi annunciò l’entrata della presidenza, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo, tarchiato, la testa calva e piena di protuberanze infossata nelle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa, il mento pesante. Era completamente sbarbato, ma la barba, ormai famosa in tutto il mondo, cominciava già a rispuntargli. Indossava un completo consunto, i pantaloni troppo lunghi. Poco fatto, fisicamente, per essere l’idolo delle folle, fu amato e venerato come pochi capi nella storia. Uno strano capo popolare, capo per la sola forza dell’intelligenza. Non era brillante, non aveva spirito, era intransigente e staccato, ma aveva il potere di spiegare le idee profonde in termini semplici, di analizzare concretamente le situazioni e possedeva, unita a molta perspicacia, la più grande audacia intellettuale. (…) Infine si levò, tenendosi al parapetto della tribuna, posò sugli astanti i piccoli occhi ammiccanti, insensibile in apparenza all’immensa ovazione che si prolungò per parecchi minuti. Quando l’ovazione finì, disse semplicemente: ‘ Adesso passiamo all’edificazione dell’ordine socialista’. (…). Ai suoi piedi, un migliaio di visi semplici era teso verso di lui in una specie di adorazione intensa. ‘ La rivoluzione del 6 e 7 novembre – terminò Lenin – ha aperto l’era della rivoluzione sociale…il movimento operaio, in nome della pace e del socialismo, vincerà e compirà la sua missione…’. Vi era in tutto ciò qualcosa di calmo e di potente che scuoteva gli animi. Si comprendeva perché la folla credeva quando Lenin parlava. (…). Mossi da un comune impulso ci trovammo improvvisamente tutti in piedi, unendo le nostre voci all’unisono, nel lento crescendo dell’Internazionale. Un vecchio soldato brizzolato singhiozzava come un fanciullo. Alessandra Kollontai tratteneva a stento le lacrime(…)”.
(da I dieci giorni che sconvolsero il mondo, di John Reed)

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